MARATONA DI ROMA

MARATONA DI ROMA 2019: LE MIE EMOZIONI

maratona di roma

La mattina la sveglia è impostata per le 5.30. Almeno un ora prima però i miei occhi si aprono con un solo pensiero: oggi correrò la Maratona di Roma, la “Stracittadina”. Fuori è buio e mentre mi preparo cerco di non fare rumore per lasciare dormire loro che ancora dormono beatamente a casa. Mi vesto ed eseguo ogni piccolo gesto come una sorta di rituale scaramantico che si ripete ad ogni gara.

Ma oggi non è una gara qualunque…è la Maratona! Anzi…..la Maratona di Roma!!! Sono attesi 10.000 atleti per l’evento organizzato dalla Federazione italiana di atletica leggera e da roma capitale. Partenza maratona roma alle 8.35 in via del Fori Imperiali e l’arrivo sarà sempre in via dei Fori Imperiali.

Arrivata all’appuntamento del Circo Massimo trovo alle 7 di mattina una folta presenza di runners. Il primo passo è quello di lasciare lo zaino nel deposito borse e poi posizionarsi nelle griglie di partenza.

Dal 1 al 18km

Alle 8.30 sento lo speaker annunciare la partenza della prima griglia. Subito dopo sarebbe toccato alla nostra. Decido di tenere addosso il leggero impermeabile che mi copre dalla fitta pioggia. Almeno per il 1km, giusto il tempo di riscaldarmi e poi sarei stata pronta ad affrontare la strada anche in quelle condizioni climatiche.

Dal 1 al 10km non mi accorgo neanche della strada che ho percorso. Il tempo scorre via veloce insieme ai km. Sono emozionata ed inizialmente tesa. Sento i muscoli delle gambe leggermente contratti, mano a mano sciogliersi. Mi guardo intorno incantata. Sento le voci degli atleti vicino a me.

Li sento parlare in tutte le lingue: inglese, francese, tedesco e mi viene da ridere! Sono qui e sto correndo la Stracittadina insieme a tante persone venute da tutto il mondo. Voglio godermi ogni singolo istante e quasi mi dispiace che tutto questo avrà una fine. Mentre corro penso a quale sarà la prossima Maratona, so che molti amici runner mi potranno capire anche se sembra un po’ una follia!

Molte le strade chiuse durante la gara soprattutto al centro e nella parte sud della Capitale con il traffico e i mezzi pubblici deviati.

Arrivata al 13km in zona Ostiense vicino agli uffici dove lavoro ogni giorno, mi sento come a casa. Penso felice che di li a poco avrei incrociato la mia famiglia ed i miei bimbi pronti ad aspettarmi al km18.

L’appuntamento che ci siamo dati è alle 10.30 all’angolo di via Sforza Pallavicini vicino casa. Calcolando un’andatura media a 6min/km sarei dovuta arrivare a quell’ora. E così puntuale come un orologio svizzero raggiungo quella strada. Inizialmente non li vedo e mi prende un attimo di sconforto.

Poco più avanti però, li scorgo dall’altro lato della strada. Mi avvicino in corsa, guardo mia figlia Aurora che con lo sguardo emozionato e smarrito non capisce bene cosa stia accadendo. La bacio e così subito dopo il mio piccolo Mattia e il loro profumo mi rimane sulla pelle e nel cuore per tutti i 42km e 195 metri.

Dal 19 al 35km

È da qui che per me inizia la parte più dura della gara. So che fino al 35km non avrei incontrato altri supporter ad incoraggiarmi per la strada tra i miei amici. Per fortuna al mio fianco c’è sempre il mio coach che corre al mio stesso ritmo. È una sicurezza vederlo accanto a me. Da una parte è lui a darmi il ritmo, dall’altra sono anche io ad incoraggiarlo con entusiasmo.

Abbiamo corso tantissime gare insieme e basta un respiro per capire se l’altro è in difficoltà. È proprio intorno al 21km, tagliata la mezza maratona, che mi accorgo del suo respiro più faticoso. Provo a rallentare, ma faccio fatica perché le mie gambe vanno veloci. Nonostante le difficoltà, lo vedo impegnarsi per cercare di mantenere il passo veloce che abbiamo avuto fino a quel momento.

Nel frattempo arrivati nel quartiere Prati di Roma, ci dirigiamo verso la parte a nord della città che poi ci riporterà nel centro fino al traguardo dietro al Colosseo.

La densità di atleti intorno a noi si è ridotta. Dopo la partenza, un fiume di persone, adesso siamo un bel gruppo che corre alla stessa andatura c’è anche abbastanza spazio per correre liberamente senza rischiare di scontrarsi con altri runners come nei primi km.

Prima di imboccare il lungotevere vedo il coach accanto a me rallentare, mi dice di prendere il gel che portava nel suo marsupio e di continuare la gara. Mi dice che questa è la mia gara, che stava andando bene e non sarebbe stato giusto fermarmi con lui. Lo guardo, per un attimo indugio. Ma leggo nei suoi occhi che era quello che lui voleva veramente. Farmi arrivare al traguardo sorridente e magari realizzando un tempo gara che sognavo da mesi.

Da qui in poi continuo da sola. Inizialmente un po’ smarrita, ma sempre fortemente coraggiosa. Proseguo con lo stesso passo e lo stesso sorriso ad accompagnarmi sulla strada.

Non manca poi così tanto. Siamo vicini al 35km e tra poco avrei incontrato la mia amica Susy volontaria al ristoro di quel chilometraggio.

Mentre mi avvicino al ristoro cominciò a sentire le energie che mancano. Ho bisogno di bere. Comincia a fare caldo e le labbra secche mi fanno capire che c’è bisogno di idratarsi. Solo che appena la vedo comincio a saltare, la abbraccio. Mi dimentico di bere e quando ho ripreso il cammino ormai è tardi e posso pensare solo a finire la mia gara.

Il traguardo

Sarei poco sincera se dicessi che gli ultimi km siano stati una passeggiata. Al contrario, ho sofferto. E te ne accorgi perché cominci a guardare sempre più frequentemente l’orologio. Quanto manca. Perché ora passano così lentamente. Sono stanca. Dove sono i miei compagni di viaggio.

Tante domande, tanta fatica. Questo almeno fino al km39 quando sento il mio nome urlato fortissimo. Era un collega venuto a fare il tifo….Non me lo sarei aspettata assolutamente. Quasi mi risveglio dal torpore. Faccio uno scatto più veloce e mi allungo oltre la soglia del 40km. È fatta, manca veramente poco. Anche se la salita finale non mi da tregua, cerco di resistere con dignità a questi metri finali.

Al 41km c’è solo spazio per piangere. Ce l’ho fatta. Ancora. Penso dentro di me. Abbasso lo sguardo, poi lo alzo verso il cielo. E con il sorriso più grande che ho, con un tempo gara di 4 ore e 08 minuti, mio best time sulla maratona, corro a perdifiato oltre il traguardo del 42km e vado a prendermi la mia meritata medaglia!

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